Company profile, video prodotto o packshot: quale presentazione serve, e come ricavarne più versioni
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Una presentazione video aziendale racconta in pochi minuti chi è un’impresa, cosa fa e perché conviene sceglierla, a qualcuno che ancora non la conosce: un buyer su LinkedIn, un visitatore in fiera, chi arriva sulla pagina «Chi siamo» del sito. Sotto lo stesso nome però stanno video che fanno lavori molto diversi, e sceglierne uno al posto dell’altro è il modo più rapido di spendere senza ottenere niente.
Questa guida è per chi deve decidere quale video fare: le differenze fra company profile, video istituzionale, video prodotto e packshot, come si costruisce una presentazione blocco per blocco, cosa girare perché il montaggio abbia materiale, e come dallo stesso girato si ricavano le versioni per ogni canale.
Quale video, prima di tutto
Il nome conta poco; conta cosa deve fare chi guarda alla fine. Le durate qui sotto sono un ordine di grandezza, non una regola: una presentazione per una gara può chiedere più tempo, una per i social molto meno.
- Company profile — chi è l’azienda, cosa fa, per chi, con quali prove. Serve a far capire a un potenziale cliente se è il fornitore giusto: sta in home, nella pagina «Chi siamo», su LinkedIn, negli incontri commerciali. Un paio di minuti.
- Video istituzionale — storia, visione, sede, persone. È più narrativo e meno commerciale: va bene per un anniversario, un evento, i rapporti con istituzioni e partner. Qualche minuto.
- Video prodotto — un solo articolo o servizio: il problema, come lo risolve, la prova. Sta nella scheda prodotto, in una landing, in una campagna. Da meno di un minuto a un paio.
- Packshot — il prodotto da solo, su fondo neutro, ripreso in modo fedele. Niente racconto: serve a cataloghi, e-commerce e alla chiusura di uno spot. Pochi secondi.
Altri tre formati vengono spesso chiamati «presentazione» e hanno una guida a parte: il video pitch di una startup davanti a chi investe, il video case study che racconta un cliente, e i video formativi per spiegare una procedura.
Company profile o video istituzionale
Si usano come sinonimi, ma l’accento è diverso. Il company profile parla di servizi, settori, capacità, casi concreti: risponde a «posso affidarvi questo lavoro?». Il video istituzionale racconta un’identità: risponde a «chi siete?». Se il budget basta per un video solo, per una piccola o media impresa che vende ad altre imprese il company profile è quasi sempre quello che lavora di più.
Promozionale o informativo
Un video promozionale spinge un’offerta precisa e vive quanto la campagna. Uno informativo spiega come funziona qualcosa e resta utile a lungo: risponde una volta per tutte alle domande che il servizio clienti si sente fare ogni settimana. Per chi vende prodotti tecnici la combinazione che regge è spesso un company profile breve più qualche video che spiega.
Come si costruisce, blocco per blocco
Prima della scaletta vengono le decisioni: l’obiettivo in una frase, il messaggio che deve restare, chi parla in camera, chi approva. Sono spiegate una per una nella guida su cosa preparare prima delle riprese. Con quelle fissate, un company profile regge quasi sempre su cinque blocchi:
- Aggancio. Il problema che risolvi o il risultato che ottieni, nei primi secondi. Non il logo che ruota e non l’anno di fondazione: chi guarda decide lì se restare. Come si scrive un’apertura è nella guida sui primi due secondi.
- Chi siete. Settore, luogo, persone, mostrati con immagini vere invece che detti.
- Come lavorate. Il processo, il metodo, uno o due dettagli concreti. È il blocco più lungo, ed è quello da cui escono più facilmente le versioni brevi.
- Prove. Due o tre cose verificabili: un cliente che si può nominare, una certificazione, un dato di produzione. Una cifra va detta solo se è vera e tua.
- Invito. Una cosa sola da fare adesso, detta a voce e scritta a schermo: chiedere un preventivo, prenotare una visita, scaricare il catalogo.
La scaletta si scrive con due colonne: a sinistra cosa si dice, a destra cosa si vede. È il documento che serve a chi gira per sapere cosa riprendere, e a chi monta per sapere dove va ogni immagine.
Cosa girare perché il montaggio abbia materiale
Campi larghi e dettagli
Lo stabilimento, l’ufficio, il negozio presi da lontano dicono dove sei; le mani al lavoro, un componente, un’etichetta presi da vicino dicono come lavori. Sono i dettagli a far sembrare curato anche un girato semplice, ed è il materiale che al montaggio manca più spesso: per ogni fase del lavoro conviene girarne qualche secondo in più di quanto sembri servire. Luce, stabilità e inquadratura col telefono sono nella guida su come girare con lo smartphone.
Il materiale che nasce agli eventi
Fiere ed eventi producono riprese che in un ufficio non si possono fare: persone vere, il marchio in vista, movimento. Anche le attivazioni di brand agli eventi, come i video booth a 360 gradi o le postazioni fotografiche personalizzate, lasciano clip utili da inserire nel company profile o da trasformare in short. Vale la stessa regola delle riprese in sede: chi è riconoscibile deve aver dato il consenso a comparire in un video dell’azienda, non solo nella foto ricordo.
L'audio prima dell'immagine
Un’inquadratura imperfetta si perdona, una voce che rimbomba no. Microfono vicino a chi parla, una stanza con poco riverbero, la musica scelta per il ritmo del montaggio e non per il gusto di chi approva. Cosa si sistema dopo, e cosa no, è nella guida sul sound design.
Sottotitoli sempre
Molte presentazioni si guardano senza audio, in ufficio o mentre si scorre un feed. I sottotitoli permettono di seguirle lo stesso, aiutano chi ha difficoltà di udito e, tradotti, aprono il video a un mercato estero. Se il video finisce su un portale pubblico o dentro un progetto finanziato, i requisiti di accessibilità vanno chiesti al referente dell’ente prima della consegna, non dopo.
Un girato, più versioni
Il modo più efficiente di spendere per una presentazione è pensarla fin dall’inizio come un gruppo di video, non come un file solo. Dallo stesso montaggio lungo, costruito a blocchi, escono le versioni che servono ai diversi canali, ognuna con i blocchi che le bastano.
- Sito, versione completa: tutti i blocchi, con il ritmo più disteso.
- LinkedIn, versione breve: aggancio, una prova, invito.
- Short verticale: un dettaglio del lavoro, con una sua apertura e una sua fine.
- Loop per la fiera: solo immagini e testo grande, senza voce.
- Sito e YouTube — la versione completa, orizzontale, con il ritmo più disteso e i contatti in chiusura.
- LinkedIn — una versione breve, con il messaggio per chi compra nei primi secondi e i sottotitoli impressi nell’immagine.
- Reels, TikTok, Shorts — tagli verticali da un messaggio ciascuno, con testo grande a schermo. Non sono pezzi ritagliati: ognuno ha bisogno di una sua apertura e di una sua fine, come spiega la guida su come ricavare uno Short da un video lungo.
- Fiere ed eventi — un loop senza voce, che si capisce con le sole immagini e un testo leggibile da qualche metro.
- E-commerce — il video prodotto o il packshot, senza introduzione.
Le versioni vanno decise prima delle riprese. Chi gira sapendo che servirà anche un verticale lascia spazio sopra e sotto il soggetto, così la stessa inquadratura regge in entrambi i formati; chi lo scopre al montaggio si ritrova con teste tagliate e prodotti fuori quadro. È il lavoro del montaggio per Reels e TikTok, con i suoi pacchetti.
Video prodotto e packshot
Qui l’obiettivo è uno: far capire il prodotto a chi sta già pensando di comprarlo.
- Il prodotto subito. Chi è su una scheda prodotto ha già scelto di guardarlo: un’introduzione di marca lì è tempo tolto.
- In uso. Mani, contesto vero, prima e dopo. Vedere una cosa mentre funziona risolve in venti secondi quello che una scheda tecnica non risolve in una pagina.
- Poche scritte, quelle che contano. Misure, materiale, compatibilità: le domande che altrimenti arrivano per email.
- Una chiusura con un’azione. Aggiungere al carrello, chiedere un campione.
Il packshot è un’altra cosa: il prodotto è l’unico soggetto, centrato, su un fondo uniforme e con una luce omogenea che non inventa colori. Si gira su un piccolo set, non in mezzo al lavoro, ed è anche l’inquadratura con cui si chiudono molti spot, con prodotto e logo. Per un catalogo funziona spesso così: un packshot di pochi secondi per ogni articolo, e un video prodotto ambientato solo per quelli che vendono di più.
Gli errori che fanno chiudere il video
- Partire dal logo o dalla storia. Chi guarda vuole prima sapere se il video parla del suo problema.
- Dire tutto. Una presentazione deve ottenere il passo successivo, non sostituire la brochure.
- Nessun invito finale, o tre inviti insieme. Se chi guarda non sa cosa fare, non fa niente.
- Un solo file per tutti i canali. Il video da tre minuti caricato su Instagram così com’è non lo guarda nessuno oltre i primi secondi.
- Niente dettagli girati. Solo campi larghi e interviste: il montaggio non ha niente da mettere sopra la voce, e il video diventa una sequenza di teste parlanti.
- Audio e sottotitoli lasciati per ultimi. Sono le due cose che più fanno sembrare amatoriale un video, e le più economiche da fare bene.
Quanto costa farla montare
Il costo ha tre voci: l’idea e la scaletta, le riprese, il montaggio. Se il girato ce l’hai già, o lo giri tu seguendo una scaletta, la spesa si concentra sul montaggio. Se stai valutando di fare tutto in casa, c’è il calcolatore fai da te o affidato.
Una presentazione orizzontale si paga al minuto montato. Un company profile di 2 minuti, ordinato da solo, sta sotto la durata minima fatturabile di 8 minuti e si paga come se durasse 8: €96 con il montaggio, oppure €120 con titoli e grafiche animate. Le versioni verticali ricavate dallo stesso girato seguono i pacchetti: una costa €69, tre costano €179.
Tutte le voci sono nel listino completo. Se servono anche l’idea, lo script e le riprese in presenza, in Toscana, la pagina giusta è quella sui video aziendali.
Il mio punto di vista
Davanti al girato di un’azienda la prima domanda che mi faccio non è «quali sono le riprese più belle?» ma «cosa deve fare chi guarda, alla fine?». Un video elegante che non porta a niente è un costo; una presentazione semplice che fa chiedere un preventivo è un investimento. Per questo parto dall’obiettivo, poi costruisco i blocchi, e solo dopo scelgo le clip.
E consiglio di non pensarla come un evento che si ripete ogni cinque anni. Un company profile montato a blocchi è un archivio: la versione lunga per il sito, una breve per LinkedIn, i verticali per i social, il loop per la fiera, e quando cambia un numero o arriva un cliente nuovo si sostituisce un blocco invece di rifare tutto.
Se hai già del girato e non sai cosa se ne può ricavare, scegline un pezzo di 3 minuti e mandamelo: in 2 giorni lavorativi ti dico per iscritto cosa funziona e cosa manca, prima di spendere un euro.
Domande frequenti
Che formati e che consegne ricevo?
I video verticali arrivano in 9:16 pronti per Reels, TikTok e YouTube Shorts, con sottotitoli e caption incluse, color grading e sound design. Per i video lunghi la consegna è in 16:9 con capitoli e sottotitoli per YouTube. Se serve lo stesso contenuto in più proporzioni si concorda prima: un adattamento pensato in fase di montaggio funziona, un ritaglio fatto dopo quasi mai.
Monti anche video lunghi per YouTube?
Sì. Il long form si paga al minuto di video montato: €12 al minuto per il montaggio, €15 al minuto con motion graphics — titoli animati, grafici, schemi, b-roll grafico. La durata minima fatturabile è di 8 minuti, quindi il progetto più piccolo parte da €96. Non passa dal pagamento online perché il totale dipende dalla durata finale, che si concorda per iscritto prima di iniziare.
E se non ho il girato? Riprendi tu?
Sì. Ogni pacchetto ha la variante "serve anche il girato": in quel caso vengo io a riprendere, con luci e audio, e poi monto. Costa circa il 50-60% in più della versione con il materiale già pronto. Le riprese in presenza si fanno in Toscana; fuori regione si valuta caso per caso e le eventuali spese di trasferta sono indicate nel preventivo prima dell'acquisto, mai dopo.
Posso capire come lavori prima di pagare qualcosa?
Mandami un video che hai già girato, anche col telefono, lungo fino a 3 minuti: entro 2 giorni lavorativi ti rispondo per iscritto con cosa promettono i primi due secondi, dove secondo me cade l’attenzione, cosa taglierei, l’hook che userei e il taglio giusto per la piattaforma su cui vuoi pubblicarlo. Il servizio non ha costi, non serve comprare niente e l’analisi resta tua anche se poi non lavoriamo insieme. Un’avvertenza per onestà: è un’analisi scritta, non un montaggio di prova — il montaggio è il lavoro, e quello si paga. Se non hai ancora girato niente mandami l’idea in due righe: ti consegno la direzione con cui la girerei e cosa serve per farla funzionare. Anche questa è scritta nelle condizioni generali, al punto 18, con i suoi limiti dichiarati.
Mandami un video: analizzo il girato e ti consegno una direzione su misura.
Mandami un video che hai già girato: entro 2 giorni lavorativi analizzo il materiale e ti consegno per iscritto una direzione su misura — cosa funziona, cosa taglierei, con che hook lo aprirei. Senza costi e senza impegno.
Un video per persona, lungo fino a 3 minuti. È un’analisi scritta, non un montaggio di prova: il montaggio è il lavoro e si paga.
