Guida pratica

Cosa preparare prima di girare un video aziendale

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Quasi tutti i video aziendali riusciti male non sono stati girati male: sono stati decisi male. Il giorno delle riprese arriva, ci si trova in dieci in un ufficio, e solo lì si scopre che nessuno ha stabilito cosa deve ottenere questo video e chi ha l’ultima parola su come viene.

Le sei decisioni qui sotto costano mezz’ora prese prima e mezza giornata prese dopo. Sono le stesse che chiedo io in fase di preventivo, in quest’ordine: averle già pronte accorcia tutto il resto.

1. L'obiettivo, che non è «avere un video»

Un video non serve a esistere: serve a spostare qualcuno da uno stato a un altro. Fissare quale è la decisione che determina durata, tono, montaggio e dove il video finirà — e prenderla per ultima significa aver già sbagliato tutto il resto.

  • Farsi conoscere da chi non sa che esisti. Video corto, ritmo alto, il nome dell’azienda tardi e non in apertura.
  • Far scegliere chi sta già confrontando due fornitori. Qui servono prove: lavorazioni, numeri, clienti, il posto vero.
  • Spiegare un prodotto o un servizio che a parole richiede dieci minuti. Video più lungo, ordine chiaro, niente fretta.
  • Reclutare. Il pubblico non è il cliente ma chi potrebbe venire a lavorare lì, e cambia tutto: si mostrano le persone, non i macchinari.
  • Rassicurare chi ha già firmato. Il video sta in una mail o in un’area riservata, e non deve piacere a nessun altro.

Un solo obiettivo per video. Se la lista ne contiene tre, non è un video: sono tre, e farne uno che li tenga insieme produce un filmato che non convince nessuno dei tre pubblici.

2. Il messaggio, in una frase sola

Scrivi in una riga quello che chi guarda deve poter ripetere a un collega dopo aver visto il video. Se la frase non sta in una riga il video non ce la farà, perché il video ha meno spazio della riga, non di più.

«Produciamo in Italia e consegniamo in 48 ore» è un messaggio: si ripete, si verifica, decide cosa inquadrare. «Siamo un’azienda dinamica e orientata al cliente» non è un messaggio: è una frase che potrebbe stare sul sito di qualunque concorrente, e nessuno la ripete perché non dice niente.

La prova: prendi la tua frase e chiediti se un concorrente potrebbe scriverla identica. Se sì, non hai ancora un messaggio — hai un’intenzione.

3. Chi parla, e cosa succede se non vuole nessuno

È la parte in cui i progetti si fermano, quasi sempre per un motivo che non viene detto ad alta voce: nessuno vuole stare davanti alla camera. Meglio saperlo con dieci giorni di anticipo che il mattino stesso.

  • Il titolare. È la scelta che convince più di tutte, perché mette una faccia e una responsabilità sul messaggio. Non serve che parli bene: serve che parli come parla di solito.
  • Chi fa il lavoro. Spesso più credibile del titolare, e più a suo agio se lo si riprende mentre lavora invece che mentre spiega.
  • Nessuno. È un’opzione legittima e va decisa prima, non subita: il video si costruisce su immagini, testi in sovrimpressione e voce fuori campo, e serve molto più materiale girato — le immagini devono raccontare da sole quello che avrebbe detto una persona.

Chi parla non impara il testo a memoria. Un discorso recitato si sente e allontana; una scaletta di quattro punti da dire con le proprie parole, ripetuta tre volte, si monta meglio e sembra vera.

4. Il giorno delle riprese: cosa serve che sia già pronto

Quello che rallenta una giornata di riprese non è mai la tecnica: sono le autorizzazioni che mancano e i posti che non erano come si pensava.

  • Il posto, guardato in anticipo alla stessa ora del giorno. Un capannone alle nove ha una luce che alle sedici non c’è più, e la macchina che ronza in fondo non si sente quando si va a vedere senza registrare.
  • L’ordine, prima delle riprese. La camera nota i cavi a terra, gli scatoloni e i post-it che nessuno vede più da anni. Sistemare l’inquadratura dopo non si può; sistemare la stanza prima costa dieci minuti.
  • Il consenso di chi si vede. Chiunque sia riconoscibile in un video pubblicato deve averlo autorizzato, per iscritto, prima. Un dipendente che si accorge dopo di essere nel video è un video da rimontare.
  • Un referente presente e libero. Una persona sola che possa dire «sì, si può entrare qui» senza chiamare qualcuno. Le giornate lunghe sono quasi sempre giornate passate ad aspettare una risposta.
  • Silenzio concordato. Mezz’ora in cui la produzione si fermi o si sposti, se si registra parlato. Vale la pena avvisare tutti il giorno prima.

5. I materiali, che al montaggio servono e non ci sono mai

Questa è la lista che chiedo sempre e che arriva sempre a metà. Ogni pezzo che manca è un giorno in più, perché il montaggio si ferma ad aspettarlo.

  • Il logo in vettoriale (un file .svg, .ai, .eps o .pdf), non l’immagine presa dal sito. Un logo da 400 pixel messo in un video diventa una macchia sfocata, e non esiste modo di rimediare.
  • I colori e il font aziendali, se esistono. Se non esistono lo dico io: è meglio deciderli una volta che vederli cambiare a ogni video.
  • Come si scrivono i nomi. Ragione sociale esatta, nomi e ruoli di chi appare, sito, recapiti. Un cognome sbagliato in sovrimpressione è l’errore che fa rifare la consegna.
  • Cosa deve fare chi guarda alla fine, in tre parole: chiamare, scrivere, visitare una pagina. Se nessuno l’ha deciso, il video finisce con il logo e non chiede niente.
  • Eventuali vincoli. Reparti che non si possono riprendere, macchinari coperti da riservatezza, marchi di terzi da non inquadrare, clienti da non nominare. Meglio una lista noiosa che una scena da tagliare dopo.

6. Chi approva, e quando

È la decisione che nessuno prende e che costa più di tutte. Un montaggio rivisto da quattro persone che non si sono parlate riceve quattro serie di correzioni contraddittorie: si annullano, il video peggiora, e i giorni passano.

  • Una persona sola risponde. Può raccogliere i pareri di chiunque, ma quello che mi arriva è una lista sola, già decisa dentro l’azienda.
  • Le correzioni si riferiscono al minuto. «Al secondo 12 il testo resta troppo poco» è una correzione; «non mi convince del tutto» è un secondo giro di telefonate.
  • Tutto in un giro, non alla goccia. Tre osservazioni oggi e due domani sono due lavorazioni, non una — ed è così che i giri di revisione previsti finiscono prima che il video sia pronto.
  • Chi approva ha visto la scaletta prima delle riprese. Un dirigente che vede il progetto per la prima volta a montaggio finito ha in mano un’altra idea di video, e ha ragione lui: la sua idea non è mai stata chiesta.

La lista in breve

  • Un obiettivo solo, scritto: farsi conoscere, far scegliere, spiegare, reclutare o rassicurare.
  • Il messaggio in una riga, che un concorrente non potrebbe copiare identica.
  • Chi parla — o la decisione consapevole che non parli nessuno.
  • Il posto visto alla stessa ora, in ordine, con i consensi di chi si vede già firmati.
  • Logo vettoriale, colori, nomi scritti giusti, la chiamata all’azione finale, i vincoli.
  • Una sola persona che approva, con le correzioni riferite al minuto e in un giro unico.

Se leggendo questa lista ti sei accorto che manca qualcosa

È il caso normale, non l’eccezione: quasi nessuno arriva con tutte e sei le decisioni prese. Il punto della lista non è escludere chi non ce l’ha pronta — è che queste cose si decidono in una conversazione di venti minuti, e deciderle prima costa meno che scoprirle dopo.

Se vuoi, quella conversazione la facciamo prima del preventivo: raccontami cosa devi ottenere e ti dico cosa serve girare, in che ordine e cosa si può evitare.

Domande frequenti

E se non ho il girato? Riprendi tu?

Sì. Ogni pacchetto ha la variante "serve anche il girato": in quel caso vengo io a riprendere, con luci e audio, e poi monto. Costa circa il 50-60% in più della versione con il materiale già pronto. Le riprese in presenza si fanno in Toscana; fuori regione si valuta caso per caso e le eventuali spese di trasferta sono indicate nel preventivo prima dell'acquisto, mai dopo.

In quanto tempo consegni i video?

Short singolo: 2-3 giorni lavorativi. Pacchetto 3 Shorts: 5-7 giorni lavorativi. Pacchetto 6 Shorts: 10-12 giorni lavorativi. I giorni sono lavorativi e partono da quando ricevo il materiale completo, non dalla data del pagamento: se il girato arriva a metà, il conteggio si ferma finché non è tutto disponibile. Quando il pacchetto comprende anche le riprese, va aggiunta la data delle riprese stesse.

Quante revisioni sono incluse?

Una revisione sullo short singolo, due per ogni short nei pacchetti da 3 e da 6. Per revisione si intende un giro di correzioni raccolte in un unico elenco: tagli, ritmo, testi in sovrimpressione, musiche, colore. Non contano come revisione i cambi di impostazione dopo l'approvazione — nuovo concept, girato diverso, formato aggiuntivo — che si quotano a parte e sempre prima di essere eseguiti.

Posso capire come lavori prima di pagare qualcosa?

Mandami un video che hai già girato, anche col telefono, lungo fino a 3 minuti: entro 2 giorni lavorativi ti rispondo per iscritto con cosa promettono i primi due secondi, dove secondo me cade l’attenzione, cosa taglierei, l’hook che userei e il taglio giusto per la piattaforma su cui vuoi pubblicarlo. È gratis, non serve comprare niente e l’analisi resta tua anche se poi non lavoriamo insieme. Un’avvertenza per onestà: è un’analisi scritta, non un montaggio di prova — il montaggio è il lavoro, e quello si paga. Se non hai ancora girato niente mandami l’idea in due righe: ti dico come la girerei e cosa serve per farla funzionare. Anche questa è scritta nelle condizioni generali, al punto 18, con i suoi limiti dichiarati.

Mandami un video: ti dico gratis cosa ne farei.

Mandami un video che hai già girato: entro 2 giorni lavorativi ti scrivo cosa funziona, cosa taglierei e con che hook lo aprirei. Gratis e senza impegno.

Un video per persona, lungo fino a 3 minuti. È un’analisi scritta, non un montaggio di prova: il montaggio è il lavoro e si paga.