Guida pratica

Video pitch per startup: come farlo in 3 minuti che convincono

9 minuti di letturaAggiornata il

Copertina: «Il video pitch di una startup», con fotogrammi di lavori del portfolio

Un video pitch per startup è una presentazione registrata, di solito fra un minuto e tre, che racconta il problema che risolvi, la soluzione, le prove che funziona e cosa chiedi a un investitore, a un acceleratore o alla giuria di un bando. Non deve spiegare tutto. Deve dare a chi lo guarda abbastanza motivi per volerti incontrare.

Questa guida è per chi sta preparando una candidatura o un primo contatto con chi investe: quanto deve durare, la scaletta, come si scrive un testo che suoni naturale ad alta voce, cosa conta in ripresa e in montaggio, e gli errori che fanno chiudere il video prima della richiesta.

Video pitch e pitch deck: la differenza

Il pitch deck è il documento di slide che mandi o proietti: problema, soluzione, mercato, modello di business, concorrenza, team, numeri, richiesta. Il video pitch porta la stessa storia in un formato che si guarda, con una differenza decisiva: ci sono le persone. Chi investe vede chi parla, sente come ragiona, capisce se il team sa spiegare il proprio prodotto in modo semplice.

Per questo un video pitch non è la registrazione dello schermo mentre scorri le slide. Una slide ferma con una voce sopra perde lo spettatore nei primi secondi. Le slide possono comparire, ma come supporto: un grafico che entra quando citi la crescita, una cifra che resta a schermo mentre la commenti.

Quanto deve durare

La durata dipende da chi lo guarda e in quale momento.

  • Primo contatto a freddo — un minuto, un minuto e mezzo. Serve a ottenere una risposta e una telefonata, non a raccontare tutto.
  • Presentazione a investitori o business angel — intorno ai tre minuti. Serve a ottenere un incontro di approfondimento.
  • Bandi, call e acceleratori — il limite che indica il bando, rispettato al secondo: chi valuta decine di candidature se ne accorge.
  • Video pitch deck da inoltrare — qualche minuto in più, perché deve sostituire il deck quando tu non ci sei a commentarlo.

La struttura, blocco per blocco

Su tre minuti la scaletta che regge è quasi sempre la stessa, perché segue le domande che si fa chi deve decidere: «chi siete?», «il problema è vero?», «la soluzione funziona?», «quanto vale?», «perché voi?», «cosa volete da me?».

  • Gancio. una persona, una scena o un dato che fa capire subito il problema
  • Problema. chi ce l’ha e quanto gli costa, in tempo o in denaro
  • Soluzione e demo. il meccanismo centrale del prodotto, mostrato e non solo raccontato
  • Prove. clienti, ricavi, utenti, lista d’attesa: detti con un numero, non con un paragrafo
  • Mercato e modello. quanto è grande l’opportunità e come guadagnate
  • Team e strada. dove andate e perché siete voi a poterlo fare
  • Richiesta. una frase sola: quanto raccogliete, per fare cosa, e cosa chiedete a chi guarda
Proporzioni indicative per un video pitch di circa tre minuti: i tempi si spostano da startup a startup, l’ordine e il peso della demo no.

Nota le proporzioni. La demo prende circa un terzo del video: è il cuore. Le prove hanno pochi secondi, quindi vanno dette con un numero, non con un paragrafo. La richiesta finale dura una frase, ma senza di essa il video non ha un motivo per esistere.

Il gancio

Non è il nome della startup. È una scena, una persona, un dato che fa capire subito il problema. Un esempio inventato: «Ogni settimana un ristoratore butta chili di cibo perché ordina a occhio. Siamo [nome] e abbiamo costruito un sistema che ordina al posto suo.» In due frasi ci sono il problema, chi lo vive e la promessa. Se ci metti una cifra, deve essere vera e tua. Come si scrivono le prime frasi è nella guida sui primi due secondi.

La demo

Riduci il prodotto al suo meccanismo centrale. Se ha dieci funzioni, mostrane una: quella che risolve il problema raccontato nel gancio. Una registrazione dello schermo pulita, con il cursore che si muove con calma e una voce che spiega cosa sta succedendo, vale più di un montaggio frenetico di tutte le schermate dell’app. Se il prodotto è fisico, riprendilo in uso, nelle mani di chi lo usa davvero.

La richiesta

Chiudi con una frase sola e concreta: quanto stai raccogliendo, per fare cosa, e cosa chiedi a chi guarda. Per esempio, sempre inventato: «Stiamo raccogliendo un pre-seed per arrivare ai primi cinquanta clienti paganti entro un anno: ci piacerebbe raccontarvelo in una call di venti minuti.» Niente «restiamo a disposizione».

Lo script: scritto per essere ascoltato

Il testo di un video pitch non è il testo di un business plan. Va scritto per l’orecchio, con frasi brevi e naturali.

  • Una frase, un’idea. Se una frase ha due virgole e una subordinata, spezzala.
  • Leggila ad alta voce. Dove inciampi tu, inciamperà chi ascolta.
  • Cronometra. A un ritmo naturale si dicono più o meno 130-150 parole al minuto: per tre minuti, un testo di 400-450 parole è già pieno. Se ne hai settecento, taglia, non accelerare.
  • Togli il gergo. Sigle, tecnicismi e parole da brochure allontanano chi deve decidere in pochi minuti.
  • Scrivi per immagini. Accanto a ogni frase annota cosa si vede: tu in camera, la demo, un grafico, il team al lavoro. È la base su cui lavora chi monta.

E di’ le cose come stanno, anche quello che non sai ancora. In una fase iniziale nessuno si aspetta che tu abbia tutte le risposte; un pitch che copre i punti deboli con frasi complicate comunica l’opposto di quello che vorrebbe, cioè che manca una strategia chiara.

Riprese, audio e montaggio: cosa conta davvero

Non serve una troupe per un buon video pitch. Servono poche scelte fatte bene.

L'audio viene prima

Una voce nitida e costante conta più della qualità dell’immagine. Un’immagine un po’ morbida si perdona, un audio con eco, la ventola del portatile o il traffico sotto no. Un microfono a clip collegato al telefono, una stanza con tende, tappeti o librerie e il telefono in modalità aereo risolvono quasi tutto. Cosa si sistema dopo, e cosa no, è nella guida sul sound design.

Inquadrature stabili e varie

Treppiede sempre, camera all’altezza degli occhi, luce naturale davanti e mai alle spalle. Poi varia: un piano più largo per l’apertura, uno più stretto per i passaggi chiave, le riprese del prodotto, qualche immagine del team al lavoro. Cambiare inquadratura ogni tanto tiene viva l’attenzione senza bisogno di effetti. Luce, suono e inquadratura col telefono sono spiegati nella guida su come girare con lo smartphone, e cosa decidere prima di accendere la camera in quella su come preparare un video aziendale, che vale anche per un pitch.

Grafiche al servizio dei numeri

In un pitch le grafiche animate hanno un solo compito: far leggere i numeri nel momento in cui li dici. Una cifra di fatturato che compare, una curva di crescita che si disegna, il logo di un cliente. Tre o quattro grafiche fatte bene bastano. Se devi mostrare qualcosa che ancora non esiste, come il prodotto in un contesto d’uso futuro, uno strumento di video AI da testo e foto può generare una clip illustrativa o animare un’immagine ferma. Usala per spiegare un concetto, mai per sostituire il team o simulare risultati: chi investe vuole vedere persone vere e un prodotto vero, e un’immagine generata non va mai fatta passare per una ripresa.

Sottotitoli sempre

Molti video si aprono dal telefono, fra una riunione e l’altra, con l’audio spento. I sottotitoli permettono di seguire il pitch anche così e aiutano chi valuta in una lingua che non è la sua. Parla nella lingua in cui sei più naturale: se il video va anche a fondi o programmi esteri, prepara una versione con i sottotitoli in inglese.

Il montaggio fa il ritmo

È in montaggio che un girato di un quarto d’ora diventa tre minuti tesi: si tolgono pause, ripetizioni ed esitazioni, si alternano le inquadrature, si inseriscono demo e grafiche dove servono, si pulisce e si livella l’audio, si aggiunge una musica discreta. Cosa comprende questo lavoro è nella pagina sulla post produzione video.

Il video pitch deck: quando le slide diventano video

Chi cerca un video pitch deck di solito ha già le slide e vuole che funzionino anche senza di lui: inoltrate da un business angel a un altro, guardate quando nessuno è lì a commentarle. Le strade sono tre.

  • Voce fuori campo sulle slide animate. Ogni slide diventa una scena, con gli elementi che entrano mentre la voce racconta. È la più veloce, ma va animata davvero: una slide ferma per venti secondi è proprio la registrazione da evitare.
  • Founder in camera più grafiche. Tu parli, le slide più importanti compaiono a lato o a tutto schermo nei passaggi chiave. È il formato più vicino a un incontro dal vivo.
  • Formato misto. Apertura in camera, demo, grafiche animate per mercato e modello di business, chiusura di nuovo in camera per la richiesta. È quello che consiglio più spesso, perché tiene insieme il volto e i numeri.

In tutti e tre i casi il deck va riscritto per il video: meno testo, una cifra per schermata, un messaggio per scena.

Dove si usa

  • Acceleratori e incubatori. Molte call chiedono un video insieme al modulo. Averlo pronto prima evita che diventi il collo di bottiglia della candidatura.
  • Bandi e programmi pubblici. Hanno regole precise su durata, lingua e formato: leggile prima di girare, non dopo aver montato.
  • Hackathon e competizioni. Qui il video è spesso la prima cosa che la giuria guarda, e decide chi passa alla valutazione vera.
  • Contatto diretto. Un video breve in un’email a un business angel o a un fondo fa una cosa che il PDF non fa: mostra te. Meglio un link a una piattaforma video che un allegato pesante, con una miniatura in cui si vede il tuo volto.

Gli errori che fanno chiudere il video

  • Partire dal nome e dalla storia dell’azienda. Chi guarda vuole prima il problema.
  • Spiegare ogni funzione. Il video è un trailer, non il film: deve ottenere l’incontro in cui si entra nel dettaglio.
  • Leggere dal gobbo con lo sguardo che scorre. Meglio dividere il testo in blocchi brevi e girare più riprese, da montare poi insieme.
  • Numeri vaghi. «Stiamo crescendo molto» non è una misura; «da dodici a quaranta clienti paganti in sei mesi» sì (anche questo è un esempio).
  • Audio trascurato. È il primo motivo per cui un video sembra amatoriale.
  • Nessuna richiesta finale. Se chi guarda non sa cosa fare dopo, non fa niente.
  • Un solo video per tutti. Un fondo, un acceleratore e un bando cercano cose diverse: adatta almeno l’apertura e la chiusura.

Quanto costa farlo montare

Un pitch si gira benissimo da soli, con un buon telefono e un microfono a clip; la parte che decide se il video arriva alla richiesta è il montaggio. Se hai dubbi su cosa conviene fare in casa, c’è il calcolatore fai da te o affidato.

Un video pitch è un video orizzontale e si paga al minuto montato. Una versione di 3 minuti, ordinata da sola, sta sotto la durata minima fatturabile di 8 minuti e si paga come se durasse 8: €96 con il montaggio, oppure €120 con le grafiche animate per i numeri. Un estratto verticale per LinkedIn o i social costa da €69, tre costano €179.

Tutte le voci sono nel listino completo. Se servono anche lo script e le riprese in presenza, in Toscana, la pagina giusta è quella sui video aziendali.

Il mio punto di vista

Davanti al girato di un pitch la prima domanda che mi faccio non è «quali sono le riprese migliori?» ma «cosa deve fare chi guarda, alla fine?». Con un pitch la risposta è quasi sempre la stessa: chiederti un incontro. Ogni scelta di montaggio deve servire a quello, e se una frase bella non avvicina la richiesta, resta fuori. È lo stesso metodo che uso per gli short e per i video aziendali: prima l’obiettivo, poi la struttura, poi le clip.

Per questo, quando il materiale è lungo, il lavoro più utile viene prima della timeline: capire cosa si può tenere, cosa manca e cosa conviene rigirare. Spesso un pitch da tre minuti che funziona è già dentro venti minuti di riprese, nascosto fra le esitazioni; altre volte manca proprio la demo, e nessun taglio la inventa.

E consiglio di pensarlo come un video che si aggiorna. Dopo i primi invii arrivano domande, obiezioni, numeri nuovi: un montaggio costruito a blocchi permette di cambiarne uno senza rifare tutto.

Se hai già girato e non sai se il pitch c’è, scegline un pezzo di 3 minuti e mandamelo: in 2 giorni lavorativi ti dico per iscritto cosa funziona e cosa manca, prima di spendere un euro.

Domande frequenti

Come ti mando il girato?

Con un link a una cartella di Google Drive. Dopo il pagamento arrivi su una pagina che spiega come crearla e come aprire la condivisione ("Chiunque abbia il link", ruolo Visualizzatore), poi incolli lì il link insieme a eventuali loghi, musiche o riferimenti. Non serve comprimere nulla né usare programmi particolari: i file originali vanno benissimo, anzi sono preferibili.

Monti anche video lunghi per YouTube?

Sì. Il long form si paga al minuto di video montato: €12 al minuto per il montaggio, €15 al minuto con motion graphics — titoli animati, grafici, schemi, b-roll grafico. La durata minima fatturabile è di 8 minuti, quindi il progetto più piccolo parte da €96. Non passa dal pagamento online perché il totale dipende dalla durata finale, che si concorda per iscritto prima di iniziare.

Puoi occuparti anche dell'idea e del testo, non solo del montaggio?

Sì, è l'opzione "ideazione e script": scrivo io il concept, l'hook dei primi secondi e il copione, e nei pacchetti multipli ogni video parte da un angolo diverso invece di ripetere lo stesso messaggio. Si aggiunge a qualsiasi pacchetto con un supplemento fisso (€50 sullo short singolo, €110 sul pacchetto da 3, €180 su quello da 6).

Posso capire come lavori prima di pagare qualcosa?

Mandami un video che hai già girato, anche col telefono, lungo fino a 3 minuti: entro 2 giorni lavorativi ti rispondo per iscritto con cosa promettono i primi due secondi, dove secondo me cade l’attenzione, cosa taglierei, l’hook che userei e il taglio giusto per la piattaforma su cui vuoi pubblicarlo. Il servizio non ha costi, non serve comprare niente e l’analisi resta tua anche se poi non lavoriamo insieme. Un’avvertenza per onestà: è un’analisi scritta, non un montaggio di prova — il montaggio è il lavoro, e quello si paga. Se non hai ancora girato niente mandami l’idea in due righe: ti consegno la direzione con cui la girerei e cosa serve per farla funzionare. Anche questa è scritta nelle condizioni generali, al punto 18, con i suoi limiti dichiarati.

Mandami un video: analizzo il girato e ti consegno una direzione su misura.

Mandami un video che hai già girato: entro 2 giorni lavorativi analizzo il materiale e ti consegno per iscritto una direzione su misura — cosa funziona, cosa taglierei, con che hook lo aprirei. Senza costi e senza impegno.

Un video per persona, lungo fino a 3 minuti. È un’analisi scritta, non un montaggio di prova: il montaggio è il lavoro e si paga.

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